G r o o v e           A d d i c t e d 

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 Dal  mondo  della  musica,  un  mondo  di  musica.  Con  Davide 

Today's Selection:

1999 e il nuovo millennio

E' l'anno della rottura, delle scelte, del cambiamento. E' quel numero che ha spaventato tante persone superstiziose e la linea di confine per chi attendeva un cambiamento radicale. Non ho ancora capito come sia andata, ogni tanto penso che avevano ragione i superstiziosi, a volte invece sono contento del cambiamento. Fatto sta che quello che accadeva nella musica  20 anni fa non è da sottovalutare e può, magari, essere preso come "radice di ciò che è cresciuto negli ultimi anni"

Foo Fighters con There is Nothing left to Lose

Eminem con The Slim Shady LP

Orbital con The Middle of Nowhere

Moby con Play

Dr Dre con 2001

Muse con Showbiz

Nine Inch Nails con The Fragile

Britney Spears con Baby One More Time

Korn con Issues

Suede con Head Music

Potrei scriverne altri venti e altrettanti ma già con questi dieci possiamo presumere che qualcosa cambierà nei decenni successivi. Le influenze tra i generi si espandono più velocemente delle epidemie ed ecco che le classificazioni brulicano e si moltiplicano come batteri in una piastra di Petri. Inizia a farsi strada il minimale, l'essenziale che al giorno d'oggi è portato all'estremo, fino a sfociare nello scarno, nel vuoto... insomma nel "nulla musicale".

Il Pop è ridotto a gonnelle e treccine per alzare l'ormone e l'elettronica è mitigata per fare l'occhiolino alle masse. Iniziamo a sentire parlare di Crossover, di Industrial e a dare a queste parole significati ben diversi da quelli a cui eravamo abituati, tutto ciò che era più intransigente si ammorbidisce o viene digerito meglio e tutto quello che ritenevamo soffice viene contaminato con quel pizzico di cattiveria in più, a volte nascosta, spesso malcelata... per insaporire la blanda minestra che oramai ci sembravano le produzioni dei '90.

Cosa ascoltiamo oggi? Ero stranamente confuso sul consiglio di ascolto che ho deciso di optare per qualcosa che si è perso in questi anni... il rock!!

Ci sentiamo il Martedì pomeriggio ;)

Davide 

Una guida passo dopo passo per avvicinarsi a questo "gran casino"

Il Jazz Per Un Principiante

Davide GA

Attenzione: questa non è una lezione di Jazz.. .per questo esistono i grandi compositori, i grandi interpreti e musicisti. Questa è parte del mio percorso verso questo mondo.

Parte 1

Il Jazz è una forma mentale. Il Jazz è uno stile ben definito. Il Jazz è improvvisazione. Il Jazz non è
nulla di tutto ciò. E allora, cari miei, la domanda è più che legittima: cosa diavolo è il Jazz?
Assolutamente nulla...è uno stato d'animo, è un modo di vivere la musica, di interpretarla, di scriverla,di sentirla ed ascoltarla; è quella cosa che ti prende lo stomaco quando stai ascoltando qualcosa di troppo perfetto e preciso e ti lascia ancora quella acquolina. Direi quasi che è "una fetta di salame dopo una fetta di torta"...ecco, per me è esattamente questo: la pura soddisfazione del palato artistico.
Il Jazz è per tutti ma non da subito, ha bisogno di un percorso, di un inizio ed una base solida (che
possiamo tranquillamente trovare negli standard e magari anche in qualche composizione definita "classica") e di un lavoro di ascolto che progredisca sempre di più verso la pazzia...o almeno quanto più vicino ad essa si voglia arrivare.
Io ho cominciato, suonando il pianoforte, con delle semplici scale pentatoniche per poi comprendere meglio, con la pratica (e la teoria al seguito) cosa fossero le "note blue"...ed ecco che la porta verso il blues era pronta ad essere aperta. La ricerca del "morso saporito" mi ha portato ad innamorarmi dei virtuosismi forzati ma tanto caldi e all'altrettanto calda voce di Charles Brown e direi che potremmo già cominciare con questo primo ascolto:

Terzine, note puntate, riffs e note ripetute, clichè sonori e un botta e risposta tra strumenti
meraviglioso, quasi fosse un piacevole palleggio su un campo da tennis in una calda domenica pomeriggio.
Questo è ciò che mi viene in mente quando ho questo brano in cuffia.
E fidatevi quando vi dico che potreste passare anni ad ascoltare tutto "ciò che somiglia" a questo video su youtube senza mai stancarvi, fino a quando avrete il bisogno di andare oltre, di scavare più a fondo.

Io il Jazz lo cercavo anche in radio, nel pop, in quegli artisti che anteponevano la musica a tutto il
resto, mi andavo a studiare "Englishman In New York" di Sting e quel pezzettino di assolo di sax soprano che i miei genitori probabilmente non sopportavano più di ascoltare...e allora anche "Chi Ha Incastrato Roger Rabbit" diventava un pretesto per studiare scale e stili (non vorrete mica che posti qua il link della canzone cantata da Jessica Rabbit, suvvia!!).
Ma allora perchè non scomodare i Grandi Classici? Si, devo confessare che anche una bella raccolta di quelle "un tanto al chilo" uscite in edicola nei primi anni del cd, ha aiutato questa mia perversione. E allora vai di Duke Ellington (la sigla di Anicaflash), Ella Fitzgerald e quel mattacchione di Louis Armstrong...aspetta un attimo, ho detto Fitzgerald e Armstrong? Hanno inciso un capolavoro che è decisamente ascoltabile ed apprezzabile dalla grande maggioranza della Via Lattea, non vedo perchè non possiate goderne anche voi:

Attenzione...è un album che va ascoltato almeno 9999 volte per poter dire di essere veramente felici, può dare assuefazione ma vi ritroverete ad averlo in sottofondo tutto il giorno. E questa è un'altra porta aperta verso il più profondo baratro musicale, verso la lussuria acustica, verso probabilmente uno degli orgasmi artistici più belli che possiate provare insieme a Mozart o Debussy o magari a Chopin.
La regolarità del ritmo, la prevedibilità di molti giri armonici e di molti riffs fa si che l'ascoltatore si trovi a proprio agio e naturalmente la pacatezza dei toni e il politicamente corretto degli assoli e
del cantato costruiscono una solida base ed una comfort-zone dove possiamo ripararci ogniqualvolta ci sentiamo "delusi" dal pop.
Il Jazz prende in prestito tutto quello che trova sulla propria strada, lo fa suo e ne restituisce
qualcosa di rinnovato, spesso stravolto e macinato...masticato e sputato...ma si sa che più ci si avvicina all'estremo e meno buone maniere si corre il rischio di trovare.
Ella e Louis hanno i modi di un Baronetto se li confrontiamo con Charlie Parker e il suo scapigliatissimo Bebop. Qui parliamo di un uomo che non suonava il sassofono: lui ERA il sassofono...si certo, era anche un contenitore umano di eroina ed alcool, è stato anche mendicante e reietto...ma diciamocelo, chi non ha mai esagerato un pochino? Tutto ciò ha portato all'incisione di una sua personale versione di una bellissima ballata: LOVER MAN.
Ross Russell disse delle note di Parker in questa registrazione: "Le note che si susseguivano avevano una loro triste, solenne grandiosità. Sembrava che Charlie suonasse con automatismo, non era più un musicista pensante. Quelle erano le dolorose note di un incubo, che venivano da un profondo livello sotterraneo. Ci fu un'ultima strana frase, sospesa, incompiuta e poi silenzio. Quelli nella cabina di controllo erano imbarazzati, disturbati e profondamente commossi.» (da Wikipedia) Ora però non è ancora il momento di immergerci in questa vasca di inquietudine, non abbiamo ancora il salvagente, dobbiamo prima rimanere a galla, dobbiamo far sì che ciò che ascoltiamo non ci faccia più male che bene. Vi ho accennato in precedenza che il Jazz si può cercare (e magari trovare) anche in molti brani di inizio 900...certo magari senza quel tocco swingato, senza quello shuffle che viene dritto dritto dalle terre del cotone, dai canti disperati dei feroci tempi degli schiavi...è da lì, dal profondo sud che il Dixieland ha gettato le basi dello swing (ma questo chiedetelo agli esperti...io non ho la pretesa di farvi la storiografia...è già tanto che avessi 6 in italiano a scuola!!!).
Ed ecco che allora anche Debussy, Satie e Ravèl mi hanno (forse loro malgrado) avvicinato ad un certo tipo di ascolto e a degli standards diversi dal canonico.
Ma qui andiamo troppo sul complicato e a me piacciono anche le facezie, le amenità... praticamente anche le minchiate!! Perchè no? Anche delle semplici sigle di telefilm famosi per chi ha più o meno la mia età, possono fare al caso nostro. Suonate in chiave Jazz, certo. Facili, canticchiabili, riconoscibili... la nostra comfort-zone di cui sopra.

Non c'è da scandalizzarsi o da storcere il naso, il Jazz fa tanto il figo con vestito nero, cravatta nera
stretta e occhiali da sole ma in fondo è un buono...ha troppe diramazioni, troppe influenze, troppecontraddizioni per comportarsi da fenomeno ed essere intransigente. E' un amico che si veste sempre troppo bene ma che quando parla ti fa sentire a tuo agio.

       USCITE ALBUM DIC 2019

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Parte 2

Che ne dite, osiamo un po' di più? Dai che possiamo spingerci oltre, possiamo andare sempre più vicino e magari passare ad un ascolto più impegnato. Possiamo iniziare a scomodare qualche nome più forte...e allora vedi che ti sta prendendo bene? Come mi diceva un amico ed intenditore di ottima musica "allora vedi che qualcosa ne capisci anche te?"
Si perchè Armstrong era, è e rimarrà sempre il baricentro tra più mondi, il punto d'incontro tra vare correnti, la sicurezza della terra sotto i piedi, confortante, caldo, accogliente ed educato...ma io ho sempre cercato gli eccessi in tutti i generi musicali, io ho sempre voluto sbirciare ai confini dell'animo umano, fino a che punto possiamo chiamarla musica e non rumore (se esistesse una differenza oggettiva), fino a dove possiamo spingerci prima che la pazzia ci travolga e scaraventi in un baratro dove la musica non è più contemplata, dove non ha più significato?
Tesori miei, siamo ancora ben lontani ma ogni passo che facciamo è come se ci desse più diritto a dire "mi piace il Jazz" (ogni tanto penso che dovrei dire il contrario: io piaccio al Jazz...). Sorpresa!!!

Ritorna il nome del Duca Ellington, quel signore dalla faccia rassicurante e piena di vita vissuta, un
compositore che inizia presto a suonare ma che, contrariamente alla figura clichè del jazzista maledetto, ha avuto tra i vari meriti, quello di essere una fine mente manageriale e una persona dedita al lavoro ed alla musica. Ha saputo mantere compatta la sua orchestra per svariati anni e questa non era cosa da poco a quei tempi.
Non era certo l'unico direttore d'orchestra ad essere divenuto così noto, c'era anche il bianco Woody Herman, Thelonious Monk, Archie Shepp...se siete curiosi, andate a farvi un giro su Youtube e sentirete anche i loro lavori.
Ellington è anche autore di questo meraviglioso brano suonato in questa versione da un mostro sacro che rispondeva al nome di John Coltrane.

Qua siamo scesi di un altro gradino rispetto a prima, qua siamo già nel Free Jazz...vi dico velocemente e nella maniera più volgare e semplicistica possibile che il Free Jazz, oltre ad essere stato caratterizzato da una grande valenza sociale (siamo negli anni delle grandi battaglie razziali) ha un'altra caratteristica: qua ognuno fa un po' quel cazzo che gli pare. Si, scusate il turpiloquio ma anche questo fa parte del Jazz. In questo filone, la scrittura prevedeva una libera improvvisazione (ahhhh...finalmente!!!) addirittura contemporanea di tutti gli strumenti secondo l'estro del momento...cosa vuol dire? Vuol dire "masturbazione mentale", vuol dire che vale tutto, significa che possiamo finalmente (o no) arrivare all'atonalità, al rumore. Stiamo forse toccando il fondo? C'è chi direbbe di si ma a me non basta.
Eh si perchè, ancora più pazzo di Coltrane, era Miles Davis, un genio introverso, egoista ed egocentrico, introspettivo al limite del ridicolo, a volte per creare più tensione nei brani, nascondeva le partiture e ne rivelava solamente le scale o dava indicazioni estemporanee durante l'esecuzione degli stessi...Coltrane che era un preciso, non sempre si è trovato bene dall'essere diretto da Davis. Qua siamo in un terreno minato, non vi chiedo di farvela piacere ma molto probabilmente a qualcuno di voi provocherà un rush di emozioni, ad altri assolutamente nulla, a qualcuno potrebbe quasi dare fastidio...beh gente, quando non sai cos'è, è Jazz!!!

Non è meraviglioso come anche il rumore di fondo della registrazione faccia la sua parte in questo intreccio di progressioni e palleggi di assoli? E cosa mi dite della tromba di Davis? E' piena, ricca di armoniche, introversa e spinta a temperature glaciali, tanto fredda da provocare empatia...e naturalmente dopo c'è il solo di Coltrane...questo è lo stato dell'arte. Da qua possiamo solo andare in discesa. E io "ai miei tempi" confesso che ho ascoltato con curiosità ma ero sicuramente ancora acerbo per comprendere quello che ascoltavo. Sentivo tutto, sentivo anche quello che non veniva suonato ma 17 anni erano evidentemente troppo pochi per me. Allora ho provato con qualcosa di meno tagliente, decisamente più caldo, anche se non tanto facile da ascoltarsi per uno sbarbatello.

Questo, miei cari, è il disco che ha preso il mio cuore ed i miei polpastrelli e li ha uniti in matrimonio. E' questo album registrato in un locale dove si sentono i rumori di fondo delle stoviglie, i colpi di tosse del pubblico, dove ti sembra quasi di respirare il fumo delle sigarette nei posaceneri. Questo è un album da ascoltarsi tassativamente prima di addormentarsi, al buio , in cuffia. Questo è quello che mi calmava prima degli esami di maturità e che mi ha aiutato a dichiarare amore a quella meravigiosa ragazza che è diventata poi mia moglie.
Queste note suonate da Kenny Barron e Charlie Haden (Pianoforte e Contrabbasso) sono a volte anche sbagliate ma fottutamente giuste in ogni momento. Anche gli errori sono belli, sono in accordo con lo stato d'animo che vi indurrà questo ascolto.
Se avete bisogno di una batteria o di percussioni allora lasciate stare...anzi no, provateci, lasciate che il velluto di queste note vi rovesci il cuore.

Parte 3

Abbiamo iniziato a fare sul serio, ora che abbiamo raggiunto la quota di crociera posso osare di più, posso addirittura tirare in ballo Keith Jarrett...e quando dico Keith Jarrett dovreste per lo meno fare un "ooooohhh" di stupore, se non volete alzarvi in piedi. E' un pianista e clavicembalista che, parole sue, è "cresciuto assieme al pianoforte, ne ha imparato il linguaggio mentre cominciava a parlare".
Ha suonato con i più grandi fino a diventare il più grande, ha una tecnica di improvvisazione seconda solo a Superman...beh si, anche Chick Corea dicono che non è male ma qua non stiamo facendo una classifica, questa è la mia personale "scheda di allenamento" e allora che "un dio sia lodato" per questo prossimo lavoro:

                                             Keith Jarrett - Live in Koln   ( 
sorry...non c'è il link :P )
 

E' Jazz? Nell'accezione popolare è difficile etichettare queste tre composizioni come Jazz, siamo abituati ad un Jazz ritmato, scandito, regolato (come se potesse essere regolato), qua invece siamo al cospetto di un intero concerto improvvisato e nemmeno su strutture armoniche astruse, pochi accordi e un fraseggio quasi ossessivo ma con la presenza di una mano destra che racconta con il cuore un momento che, a detta dell'autore, non avrebbe dovuto essere replicato. Invece sotto pressioni di (suppongo) tutto il mondo, ha concesso l'onore di scrivere la partitura per quanto possibile, dell'intero concerto. Dovete sapere che il signor Jarrett è un individuo non troppo accomodante e probabilmente non proprio l'anima della festa, a livello di simpatia...ma dobbiamo perdonare tutti gli eccessi, non solo l'eroina di Parker o di Coltrane, anche il "burberismo egocentrico" di Jarrett...d'altronde se suona così...!
Tre quarti, quattro quarti, sei ottavi...sono frazioni che indicano il tempo di un brano, universalmente sono i tre più utilizzati nella musica occidentale. Però c'è sempre qualcuno a cui viene in mente che se esiste un 4/4 può esistere anche un 5/4, perchè non stra-fare ogni tanto? Questo è un tempo composto e il più bello e famoso esempio è stato portato all'attenzione del pubblico da Dave Brubeck con Take Five.

Siete riusciti a contare fino a cinque? Pensate che Brubeck si è diplomato al pianoforte con la promessa di non insegnare musica. Infatti i suoi insegnanti si erano accorti che non era in grado di leggere gli spartiti (inizialmente), ma non è l'unico esempio, altri artisti erano all'oscuro di teoria musicale ma non devo dirlo io che se hai talento ti puoi permettere anche di ignorare alcuni aspetti che per la moltitudine sono fondamentali...voglio dire...se Federer non conosce le leggi della fisica che gli permettono di colpire palle a 200kmh chissenefrega no?
 

Vi voglio proporre un esperimento. Cercate su un qualsiasi servizio musicale che offre lo streaming on demand, un brano Jazz (quelli più suonati, più noti si chiamano "standard") ed ascoltatene almeno tre o quattro versioni diverse. Per me è stato un ottimo esercizio per sviluppare il mio gusto personale, per sentire le diverse sfumature di vari strumenti suonati da diverse sensibilità umane, come ad esempio feci con "Birdland", un pezzo puramente fusion ma che è diventato ormai uno standard del Jazz, interpretata da molti altri, tra i quali anche i Manhattan Transfer in una versione cantata fighissima.

E infinite sono le canzoni che sono state risuonate e riarrangiate in chiave Jazz, vi ho già scritto che potreste perderci intere giornate a sentire le varie versioni dello stesso pezzo, un po' come facevo io ma non online, bensì nei negozi di dischi, quando il proprietario lo consentiva...certo che lo consentiva, prima di mettermi ad ascoltare selvaggiamente mettevo sul bancone dai 4 ai 6 cd con la stessa spocchiosità di Trinità che chiede una scodella di fagioli...e probabilmente la stessa fame di musica. Allora ecco che "il rompipalle" diventa qualcuno che finalmente "mi chiede qualcosa che non sia metal o techno" (ma ogni tanto gli chiedevo anche i Cradle of Filth e i primi singoli dei Prodigy...eccheccavolo!!!).
Stimolando così il punto G musicale del mio amico/negoziante/spacciatore di melodia, incappavo in vere e proprie chicche che non potevo assolutamente permettere a nessun altro di acquistare, e quindi ecco che i cd sul bancone venivano cambiati con quello che mi faceva sentire lui. Non potevo mica aggiungerne di nuovi ma diciamo che un qualsiasi "hit mania dance" potevo anche rimetterlo al proprio posto per scoprire l'esistenza di un pianista "oltre le nuvole"...

Moon River...meraviglioso pezzo reso unico ed affascinante dalle dita di un solo uomo, com'è possibile che si possa migliorare qualcosa che era già straordinario nella sua versione originale? Com'è possibile che tutto (o quasi) quello che tocca il Jazz lo rende così dannatamente e schifosamente bello? E, credetemi, ho cercato altre parole, altri sinonimi di "bello" ma non ce ne sono di altrettanto efficaci. Bello. Oggettivamente non posso dichiararlo ed inciderlo su marmo o su un qualsiasi dizionario ma quello che penso mentre ascolto un brano così eseguito è "bello"...nel senso che lo posso vedere chiaramente di fronte a me. Quando lo cantava Audrey Hepburn era malinconico, sereno, dolce e lo ascolto sempre volentieri. Quando lo sento in questa versione lo vedo dipinto davanti a me. E' come se fosse un quadro di Monet, ricco di pennellate che prese singolarmente non hanno senso ma che, quando ti allontani, ti regala una precisa emozione di quel preciso momento...e gli occhi si riempiono di musica e le orecchie di colori.
Questo è ciò che il Jazz è diventato per me nel corso degli anni. Album dopo album, ascolto dopo ascolto.

Davide G. Addicted